E’ il 31 dicembre e ci stiamo dirigendo in auto verso M’ Hamid, alle porte del deserto, per incontrare Boujemàa, la nostra guida per l’ escursione nel deserto. Arriviamo nel tardo pomeriggio e Boujemàa ci offre il the a casa sua. Abbiamo un primo squarcio di come è oggi la vita dei nomadi del deserto. Dopo avere sistemato i nostri bagagli e aver preso su lo stretto necessario per il deserto, ci trasferiamo con un mezzo 4×4 alle porte del deserto in un bivacco dove passeremo la notte. Questo bivacco è formato da stanze fatte di fango, davvero caratteristiche e al suo interno c’è un bel caldino considerando che qui alla notte fa un bel freddino!
Siamo impazienti di vedere il deserto, di toccarlo, di viverlo anche solo per poco!
Approfittiamo del tramonto per scattare qualche foto nei dintorni. Boujemàa ci invita a prendere il the con lui e altri nomadi e abbiamo modo di poter fare qualche chiacchiera con loro, anche se per capirci non è molto facile perché quasi tutti parlano solo arabo e francese, in pochi sanno l’inglese! Ridiamo e scherziamo e io mi conquisto il nome di Fatma! Si fa ora di cena e ci portano zuppa e cous cous di verdura e pollo! Davvero buoni!!!
Dato che stanotte è l’ultima dell’anno la festeggiamo tutti insieme, turisti e nomadi, attorno a un grande falò ascoltando cantare e suonare le musiche berbere dai nomadi! Devo dire che è un Capodanno diverso da tutti quelli già passati, ma è davvero bello poter far parte anche solo per un attimo di una tradizione diversa dalla nostra!

Stanchi e infreddoliti decidiamo di andare a dormire!
Buon anno! E’ la mattina del 1 gennaio, dopo una dolce dormita ci alziamo elettrizzati perché oggi comincia la nostra avventura nel deserto del Sahara! Dopo aver preparato i dromedari, io sono la prima a salirci mentre Valerio per un breve tratto va a piedi insieme ai nomadi. La mia prima esperienza in sella a un dromedario è un po’ dolorante! Sono degli animali buffi e simpatici ma non proprio comodi visto che dondolano di qua e di la!
Il sole inizia a farsi sentire e la nostra pelle inizia a diventare rossiccia!
Dopo circa due ore di marcia in direzione del deserto ci fermiamo all’ombra di un albero per la siesta e per rifocillarci! Boujemàa e gli altri ragazzi ci preparano le coperte dove sederci e per prima cosa ci portano il the con biscotti, fichi secchi e noccioline. Per loro il the si chiama whisky du numade!
All’ombra dell’albero tira una gradevole brezza, ma basta spostarsi al sole per sentire tutto il suo calore! E pensare che siamo in pieno inverno, chissà com’è in estate!!
Il pranzo consiste in verdure tagliate a cubetti e pane, e i loro gustosissimi mandarini!
Ci riposiamo un po’ e sia io che Valerio saliamo in sella ai nostri amici dromedari. Guidati da Boujemàa e i suoi amici iniziamo a vedere il vero deserto con solo dune di sabbia e nient’altro all’orizzonte! Purtroppo non potremo ammirare l’ Erg Chigaga perché ci vogliono 5 giorni di cammello andata e ritorno per arrivarci. Ma noi ci accontentiamo di vedere questo, visto che per noi è la prima volta! E ne siamo veramente felici!
Boujemàa decide di fermarsi per poter piantare le tende, così noi nel frattempo ci divertiamo a correre da una duna all’altra a piedi scalzi facendo mille foto! I colori del tramonto rendono la sabbia di un bellissimo color arancio e intorno a noi aleggia il silenzio interrotto solo dalle nostre voci!
Inizia a calare la sera e si fa ora del the. Abbiamo modo di parlare ancora con Boujemàa e capire un po’ le differenza che ci sono tra le nostre culture, i nostri paesi e le nostre tradizioni. La cena è buonissima, zuppa e tajine di pecora!
Si fa ora di andare a letto e ci copriamo con diverse coperte di lana e decidiamo di rimanere vestiti e di tenere anche il giubotto. Unico problema è che la zip della tenda è rotta e non so quanto conteranno tutte le coperte!
La notte passata è stata freddolosa e scomoda e abbiamo fatto fatica a chiudere occhio. La giornata del 2 gennaio è ventosa e fredda e sembra che il sole non scaldi. Partiamo con i nostri dromedari per ritornare in paese.
Facciamo una lunga passeggiata che dura tutta la mattina, e arrivati nei pressi della Kasbah di M’Hamid, ci fermiamo all’ombra di un albero per riposarci e pranzare. Siamo proprio stanchi per la notte passata nel deserto e così ne approfittiamo per stenderci un po’.
Durante la siesta ridiamo e scherziamo con i ragazzi e Boujemàa chiede a Valerio di barattarmi in cambio di cammelli! La trattativa va avanti per un po’ e io non ho modo di dire niente perché, come dicono loro, la donna non può parlare! Valerio sta per cedere, ma decide che per ora mi vuole ancora con lui…dai, per ora mi è andata bene! Ovviamente Boujemàa scherzava, almeno così ha detto!
Ci mettiamo in marcia, dopo pranzo, verso la kasbah. Visitiamo le sue strade e i suoi vicoli, scattando qualche foto e torniamo a casa di Boujemàa dove ci attende una doccia nomade che consiste in un secchio di acqua calda da versarsi man mano addosso! Direi che dopo due giorni in mezzo alla sabbia ci voleva proprio questa doccia!
Ci mettiamo addosso abiti puliti e facciamo un giro per le vie di M’hamid. Boujemàa ci porta a conoscere la cooperativa Oasis du Sud dove producono sciroppo e marmellata di dattero, una produzione che per ora avviene solo qui a M’Hamid. Dopo aver assaggiato la marmellata, è gustosissima, decidiamo di comprarne due barattoli!
Ritorniamo a casa di Boujemàa che ci offre il the e abbiamo così modo di poter conoscere la sua famiglia e di poter stare un po’ con loro e di scambiare qualche parola. Constatiamo che le loro abitudini sono così diverse dalle nostre!
Ceniamo sul tardi con riso, verdure e pollo! Non mancano poi i mandarini!
Sazi e stanchi salutiamo Boujemàa e ci corichiamo nel letto.
Ci svegliamo al mattino presto del 3 gennaio perché ci attende un lungo viaggio di ritorno, da M’Hamid a Marrakech. Boujemàa ci chiede di accompagnarlo fino a Zagora, quindi per un po’ di tempo ci fa compagnia.
Questi giorni passati in compagnia di Boujemàa e della sua famiglia ci sono piaciuti molto, perché abbiamo avuto modo di vedere e di vivere il deserto, ma anche di conoscere usi e costumi di un popolo così differente dal nostro! Abbiamo potuto stare insieme a loro e capire il loro modo di vivere, a volte difficile perché non hanno tutte le comodità che abbiamo noi, però loro in più hanno una gran voglia di vivere, la felicità e la voglia di farsi conoscere e di essere gentile con il prossimo! E’ stata proprio un’esperienza indimenticabile! Credo sia una cosa importante aver modo di conoscere popoli diversi dal proprio, perché questo ti fa capire che ci sono persone che soffrono ma che comunque hanno sempre il sorriso sulle labbra!
Elisa e Valerio
















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